Dati, intelligenza artificiale e privacy: la mobilità pubblica secondo Flowy

Nata da un’intuizione tecnologica e cresciuta attraversando accelerazioni, pivot e complessità del settore pubblico, Flowy è una startup deep tech che sviluppa soluzioni per il monitoraggio dei flussi di passeggeri e per la bigliettazione automatica nel trasporto pubblico locale. Grazie a una tecnologia proprietaria basata su sensori Wi-Fi, intelligenza artificiale e un forte presidio dei temi legati alla privacy, Flowy collabora oggi con importanti operatori e guarda all’Europa come prossimo orizzonte di crescita. Ne abbiamo parlato con Gabriele Coletti, co-founder della startup.
Come e quando è nata Flowy?
Flowy è nata ufficialmente nel gennaio del 2024, ma il gruppo di lavoro si è formato già tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020. Tutto è partito da un percorso di accelerazione con Legacoop: ci siamo ritrovati a due giorni dalla scadenza di un bando che finanziava un’idea da trasformare in azienda, senza nemmeno conoscerci. Io studiavo ingegneria, Marco Merlini lavorava in un laboratorio con stampanti 3D e Marco Musumeci, oggi CEO, completava il team. Non sapevamo cosa volesse dire fare impresa, tantomeno una startup, ma abbiamo deciso di provarci.
Qual era l’idea iniziale su cui avete lavorato?
Abbiamo unito le nostre tesi: una centralina per il monitoraggio dell’inquinamento atmosferico e un’antenna che si riposizionava automaticamente per trovare il miglior segnale. Ne è uscito un video di presentazione molto semplice e siamo stati selezionati, forse perché eravamo anche un po’ “simpatici”. Da lì è partito il percorso di accelerazione, concluso all’inizio del 2020, durante il quale è entrato anche Davide Nesi.
Quando avete deciso di approfondire il focus sul monitoraggio dei flussi di persone?
Durante l’accelerazione avevamo un mentore che gestiva uno spazio eventi alla Manifattura Tabacchi di Firenze. Doveva capire quali fossero i flussi delle persone, le performance dello spazio e le esigenze di chi lo affittava, senza usare telecamere. Da lì è emerso il tema del people counting tramite Wi-Fi, sfruttando i dati dei dispositivi per stimare il numero di persone presenti.
Come avete affrontato il tema della privacy?
All’inizio non è stato semplice. Dopo i primi test ci è stato detto che stavamo raccogliendo dati personali e ci hanno chiesto di spegnere tutto. Da lì è partito un lavoro approfondito sull’anonimizzazione dei dati, sviluppato attraverso un algoritmo proprietario. Questo percorso ci ha permesso di depositare il brevetto a metà 2020, poi approvato nel 2022. La privacy è diventata uno dei pilastri della nostra tecnologia.
In che modo il Covid ha influenzato il vostro percorso?
Con il Covid gli spazi eventi si sono fermati, ma noi no. Abbiamo partecipato a un altro bando, questa volta con Trenord, per il conteggio dei passeggeri: in questo caso l’applicazione tecnologica ha dovuto affrontare le complessità enormi del trasporto pubblico, soprattutto in termini di compliance. In quel momento abbiamo capito che la nostra vera value proposition avrebbe riguardato il settore della mobilità; da allora abbiamo lavorato esclusivamente con operatori del trasporto come la stessa Trenord, Trenitalia e Busitalia.
Qual è il problema principale nel settore della mobilità pubblica che Flowy cerca di risolvere?
Le aziende di trasporto hanno bisogno di dati affidabili sui passeggeri. Devono sapere quante persone ci sono in tempo reale su treni, bus e tram per motivi di sicurezza, di qualità del servizio e per rispondere agli obblighi normativi. Spesso questi dati non esistono o sono raccolti in modo manuale e statistico, quindi poco utili. Inoltre, le normative europee richiedono informazioni dettagliate su salite e discese a ogni fermata, anche in ottica PNRR.
Quali soluzioni offre oggi Flowy?
Oggi abbiamo due prodotti principali. Il primo riguarda il conteggio dei passeggeri e l’analisi dei flussi: forniamo dati su quante persone utilizzano un mezzo, dove salgono e scendono, e come si distribuisce la domanda. Questo permette agli operatori di ottimizzare i servizi, migliorare la qualità e, se necessario, chiedere risorse aggiuntive. Il secondo prodotto, che lanceremo nel 2026, è Flowy Pass, un sistema di bigliettazione automatica.
Come funzionerà Flowy Pass?
L’idea è quella di superare la frammentazione dei sistemi di bigliettazione attuali. Con Flowypass, il telefono del passeggero si connette automaticamente al nostro sensore quando sale su un mezzo e si disconnette quando scende. In questo modo il sistema capisce il viaggio effettuato ed eroga il biglietto in modo automatico, senza check-in o check-out manuali. È un’evoluzione del tap & go e va nella direzione del Mobility as a Service, dove si paga in base all’utilizzo reale e non con tariffe rigide.
Può spiegare come funziona la vostra tecnologia basata su Wi-Fi e intelligenza artificiale?
Sviluppiamo internamente sia l’hardware sia il software. I nostri sensori raccolgono in modo passivo i segnali Wi-Fi emessi dai dispositivi. Anche quando sembrano spenti, da anni questi device inviano comunque segnali, e per noi è sufficiente intercettarli. L’intelligenza artificiale è fondamentale perché il Wi-Fi è una frequenza molto rumorosa: filtra le fonti inutili e trasforma una grande quantità di dati grezzi in informazioni affidabili.
Che livello di precisione riuscite a raggiungere?
Abbiamo sviluppato modelli specifici per ogni tipo di mezzo. Sul treno arriviamo a una precisione compresa tra l’85% e il 90%, mentre sugli autobus circa l’85%, che è comunque superiore a molte soluzioni basate su telecamere a infrarossi, spesso meno affidabili a causa di vibrazioni e cambi di luce.
Quali sono state le principali difficoltà affrontate come startup?
Fare startup in Italia, con hardware e nel settore pubblico, è molto complesso. La gestione dei flussi di cassa è una delle sfide più grandi, perché si investe subito e si viene pagati mesi dopo. Anche il rapporto con enti pubblici e soggetti politici non è semplice. A livello organizzativo, poi, non è stato facile costruire un team solido partendo da persone che non si conoscevano.
Come affrontate le questioni legate al GDPR?
La nostra tecnologia raccoglie dati in modo passivo e li anonimizza già a livello di sensore. Successivamente avviene una seconda anonimizzazione nei sistemi di analisi. Il risultato finale sono dati aggregati che non possono essere ricondotti a una persona, ma solo a un dispositivo. Abbiamo inoltre una documentazione molto strutturata, come il Data Privacy Impact Assessment, che ci permette di garantire la conformità al GDPR.
Quali sono state le tappe di crescita più significative per Flowy?
Il primo cliente è stato Manifattura Tabacchi tra il 2020 e il 2021, con la prima industrializzazione dell’hardware. Negli stessi anni abbiamo depositato il brevetto, poi confermato nel 2022. Tra il 2022 e il 2023 sono arrivati i primi clienti nel trasporto pubblico, come Trenord e Trenitalia. Nel 2024 c’è stato il passaggio alla Flowy attuale e la chiusura del nostro primo round di investimento.
Verso quali mercati guardate per il futuro?
Il trasporto pubblico locale ha ancora molto spazio di crescita, soprattutto su bus e treni, ma anche metro e tram. Ci interessa anche il mondo delle smart city, dove abbiamo già installazioni a Firenze e Torino. In prospettiva, l’internazionalizzazione sarà un passaggio obbligato.
In che modo Flowy può migliorare l’esperienza dei viaggiatori?
La nostra missione è rendere il trasporto pubblico più efficiente e più semplice da usare. Tutto questo attraverso dati affidabili sulla capienza dei mezzi, bigliettazione automatica e servizi personalizzati che possono rendere l’esperienza del passeggero molto più fluida e accessibile.
Che consiglio darebbe a giovani founder che vogliono entrare nella smart mobility?
Lavorare moltissimo e non mollare mai: la resilienza è fondamentale. È importante anche cercare mentori, persone che sono già passate dagli step che stai affrontando e che possano darti consigli concreti.
A proposito, ha avuto mentori o fonti di ispirazione nel suo percorso?
Sì, il confronto con persone più avanti nel percorso imprenditoriale è stato fondamentale. Avere qualcuno che ti aiuta a leggere le situazioni con maggiore esperienza fa davvero la differenza.
Qual è il valore di Réseau Entreprendre Piemonte che sente più vicino?
Il network, inteso non solo come insieme di contatti, ma come filosofia. Quella di Réseau è una rete composta da persone molto impegnate che scelgono di dedicare tempo e competenze agli altri. Ci sentiamo molto in sintonia con questo approccio.
Se non fosse diventato imprenditore, cosa avrebbe fatto?
Probabilmente avrei continuato a lavorare all’estero nel settore aerospaziale, che mi affascina molto. Però ho sempre avuto la tendenza a realizzare progetti per conto mio: da bambino, d’altronde, volevo fare l’inventore; la libertà di costruire qualcosa di tuo ha un valore enorme.
Quali sono i suoi sogni per il futuro di Flowy?
Diventare uno standard tecnologico per il conteggio dei passeggeri nel mondo del trasporto pubblico e un hub innovativo per il TPL, in Italia e in Europa, con un impatto reale anche sulla transizione green.
E a livello personale?
Arrivare a fare una bella exit e poi, perché no, ripartire con un’altra startup.